PATRIMONIO UNESCO DAL 2013
La tradizione della qvevri
Un’anfora di terracotta interrata, l’argilla, il tempo. È il metodo di vinificazione più antico del mondo ancora in uso e in Georgia non ha mai smesso di essere semplicemente “il modo in cui si fa il vino”.
COS'È
Un'anfora grande come una stanza
La qvevri è un grande recipiente di terracotta, dalla forma affusolata, che può contenere da poche centinaia a migliaia di litri. Viene modellata a mano da artigiani specializzati, cotta, rivestita internamente di cera d’api, e infine interrata fino all’orlo.
Sotto terra, la temperatura resta costante e naturale per tutto l’anno: è questo il segreto che permette al vino di fermentare e maturare senza alcun controllo elettronico.
IL PROCESSO
Dalla vigna all'anfora
01
La vendemmia
Le uve raccolte a mano vengono pigiate. Nel metodo tradizionale kakhetiano, tutto entra nella qvevri: mosto, bucce, vinaccioli e raspi.
02
La fermentazione
Il contatto con le bucce dura settimane o mesi. È qui che i bianchi diventano ambrati e tannici — gli “orange wine” — e i rossi acquistano struttura.
03
La maturazione
Chiusa e sigillata, spesso sotto uno strato di terra, la qvevri custodisce il vino per mesi a temperatura costante, senza aggiunte.
04
Il risveglio
All’apertura, il vino viene separato dalle bucce. Non filtrato, non corretto: esce così come la terra e il tempo lo hanno fatto.
PERCHÉ CONTA
Otto millenni senza interruzioni
Non è archeologia: è una pratica viva. Le stesse famiglie, le stesse anfore tramandate di generazione in generazione, gli stessi gesti che si ripetono da ottomila anni. Nessun’altra tradizione vinicola al mondo può dire lo stesso.
Nel 2013 l’UNESCO ha inserito il metodo tradizionale georgiano della qvevri nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Un riconoscimento non al vino, ma al gesto che lo crea.
"Il vino georgiano non si produce. Si accompagna."
“— detto tradizionale delle cantine del Kakheti”
Il ruolo del vignaiolo, nella tradizione della qvevri, non è controllare ma assecondare. Ed è forse per questo che ogni bottiglia sa di un luogo, di una famiglia, di un tempo preciso.
